Viene fuori, nella calura di questo periodo, un orgoglioso auto-racconto da parte del Pd, del suo gruppo dirigente, dei suoi militanti, degli ambienti intellettuali e giornalistici che simpatizzano.

Un “Pd pride” che è maturato, psicologicamente, in reazione al protagonismo politico di Giuseppe Conte, il grande alleato ma soprattutto il grande rivale che può umiliare la leader del Partito. Dinanzi allo spregiudicato dinamismo dell’avvocato che troppo spesso finisce per dettare la linea, il Partito democratico reagisce con il riflesso antico che ha ancora una sua forza, il richiamo all’identità, come a dire: lui è una persona, noi siamo una comunità. Cioè, non reagisce con la politica ma con le suggestioni.

Perché politicamente il Pd resta ancora in affanno, senza un’idea forte, una proposta generale che lo renda immediatamente riconoscibile. Ed ecco dunque l’immaginario: libri, articoli, Feste dell’Unità. Solite cose, certo, ma stavolta il clima nella base pare meno preoccupato di non sapere “chi siamo”: siamo noi, siamo sempre noi.

Il partito «è in buona salute», ha scritto il Domani. Lo ha documentato su Huffington Post Mila Spicola citando dati sugli iscritti eccetera, lei che ha anche scritto un libro sulla segretaria, “L’Italia secondo Elly Schlein”, sostenendo che adesso finalmente il Pd ha una leader che sa interpretare il nuovo che avanza. Una leader – ha notato Daniela Preziosi su Domani – che ha battuto il record di longevità sulla poltrona di numero uno del Nazareno: in effetti sono tre anni e mezzo che Elly si è insediata – sembra ieri. Il partito sente l’odore del sangue, alle primarie prima e alle elezioni dopo, un doppio cerchio di fuoco nel quale Schlein dovrà saltare con il rischio di bruciarsi, lei personalmente e tutto il Pd appresso.