Dopo la patrimoniale, Maurizio Landini. Elly Schlein scansa la parata del 2 giugno e rilancia. Cerca sponde e patrimoniali, affina la strategia: quale? Coprirsi a sinistra per disinnescare le mire – gli strappi – di Giuseppe Conte, alleato furbo e sfuggente (e pure lui assente ieri alla Festa della Repubblica). L’appuntamento è per domani sera: la segretaria del Pd e quello della Cgil di nuovo insieme, a Roma, per presentare un libro e parlare di salari e lavoro. Per rinsaldare, una volta ancora, quel legame che la leader dem ha voluto curare sin da quando ha preso la guida del Nazareno. E che nei prossimi mesi potrebbe rivelarsi decisiva: la strada che porta a Palazzo Chigi del resto è lastricata d’inciampi. Il primo sta proprio nel campo largo, è l’ex premier M5s, che di certo non vuole farsi da parte e ha ricominciato a giocare al rialzo: sulle primarie, tra codici e cavilli, s’è rimesso i panni dell’avvocato e vuole dettare le regole. Si smarca su Kyiv e pure sulle tasse ai super ricchi. Intanto vuole fare concorrenza sull’elettorato più giovane. Un tema su cui però Schlein batte da tempo. E ha già pronta una proposta di legge, che i dem presenteranno oggi in conferenza stampa. La corsa è iniziata. L’abbraccio con la Cgil non è una novità per la segretaria dem, ma certi rapporti è meglio coltivarli. Perché soprattutto in questa fase avere dalla propria parte Landini, il principale sindacato italiano, vuol dire per Schlein depotenziare le manovre di Conte e forse anche quelle di chi, nel suo partito, vorrebbe disarcionarla. Si aspetta poi la nuova legge elettorale e sempre di più, nel campo largo, ci si interroga, sulle primarie, sulle formule o sul doppio turno. Il precedente che viene richiamato è quello del 2012, Renzi e Bersani, specie se come pare i candidati saranno più di due. A Conte non piace, così come non piace l’obolo (i due euro): vorrebbe una “contesa vera”, aperta, online. Per dire sì ai gazebo l’ex premier si è fatto attendere, poi s’è convinto. Ma adesso vuole dire la sua sulle regole. Il ragionamento è più o meno questo: se le nostre proposte non verranno ascoltate, recepite, sarà più complicato dire ai nostri elettori di votare – e digerire – Schlein candidata premier. In realtà sarebbe difficile in ogni caso. Dalle parti del Nazareno non si fidano troppo e sono anche consapevoli che l’ex premier potrebbe trovare qualche appoggio nel Pd.In questo scenario si muove Schlein e fa di conto. Qualche giorno è tornata a parlare di patrimoniale, che trova in Landini – insieme a Fratoianni & Bonelli – probabilmente il maggior sostenitore. Mentre Conte si tira indietro, in una curiosa corrispondenza con Matteo Renzi (i due se la intendono anche sulla sicurezza). La tassazione dei super ricchi comunque è una questione che ciclicamente ritorna, così come si ripetono i duetti tra la leader del Pd e il capo della Cgil: il legame è stato rinfocolato durante la vittoriosa campagna referendaria. A marzo, a Torino, Schlein aveva anche partecipato a un’iniziativa della Cgil mettendo in chiaro i suoi propositi: “Non sono mancate le idee, è mancata l’unità. Oggi stiamo ricucendo le fratture del passato”, era stato il messaggio lanciato a Landini. Il libro che verrà presentato domani (gli autori sono Mimmo Carriere, Agostino Megale e Cesare Damiano) s’intitola: “L’Italia che non arriva a fine mese”. Sottotitolo: “Lavoro e salari, una questione di sinistra”. Una parola, quest’ultima, su cui Schlein ha connotato il suo mandato da segretaria – anche a costo di perdersi l’area riformista e qualche eletto. Conte invece rifiuta quell’etichetta, “noi siamo progressisti” e al solito preferisce tenersi le mani libere, alimentando la solita competizione nel campo largo. Di cui i giovani rappresentano l’ultimo capitolo. L’ex premier ne ha parlato anche ieri, celebrando il 2 giugno, s’immagina piani e leggi semmai dovesse tornare a Palazzo Chigi e ha deciso di aprire il partito agli under 30. Ma questa volta i dem forse sono arrivati prima, convinti di aver trovato un’altra leva anche in vista delle politiche. Schlein – che porta avanti da tempo una battaglia per lo stop agli stage gratuiti, condivisa anche dal M5s – subito dopo il referendum aveva sottolineato l’apporto decisivo del voto delle nuove generazioni per fermare la riforma della Giustizia. Nello stesso senso va l’attenzione alla Gen Z, da mobilitare. Marco Sarracino, deputato in quota correntissimo Montepulciano e responsabile Sud della segreteria dem, da qualche tempo lavora a una proposta, di cui è primo firmatario, sul “diritto a restare” e che, spiega, “sarà una delle priorità del programma per le politiche”. Verrà presentata questa mattina al Nazareno con Schlein, Virginia Libero (che guida i Giovani democratici) ed esponenti di associazioni che hanno dato un contributo. Sarà un pacchetto di misure per gli under 35: dagli incentivi per le imprese agli aumenti salariali (nell’ordine di circa 200 euro mensili). Poi la leader dem si sposterà in Puglia per la campagna elettorale. Ci passerà nei prossimi giorni anche Conte, che oggi ha scelto invece l’Abruzzo. C’è da portare a casa i ballottaggi, anche se lo sguardo, per entrambi, è già rivolto a Palazzo Chigi.
Schlein cerca la sponda di Landini per disinnescare Conte. Il derby sui giovani con il M5s
Nel Campo largo resta il nodo primarie, ma intanto la segretaria dem vuole mettersi al riparo dagli strappi di Conte (e dalle manovre dei suoi) e si rilanca a sinistra: dialogherà con il leader della Cgil, tra patrimoniale e salari bassi. Intanto il Pd presenta un pacchetto di norme per il "diritto a restare"









