La controffensiva a Giuseppe Conte, tornato a indossare i panni del premier, partirà a breve. Niente polemiche, basta interviste. La consegna che viene dai piani alti del Nazareno è di parlare il meno possibile di primarie. E soprattutto di non rispondere al turbinio di ipotesi, suggerimenti, messaggi in bottiglia, consigli interessati che arrivano da padri o madri nobili, maggiorenti, opinionisti, saggi e riserve della Repubblica. L’irritazione, ovvio, c’è. Ed è tanta. Perché l’offensiva contro una candidatura a premier di Elly Schlein è pesante, viene da tanti ambienti, tutti interni al centrosinistra, e punta a delegittimarla. E c’è amarezza. La verità, si dice in ambienti vicini alla segretaria, è che non si accetta il fatto che sia giovane e donna. E autonoma da consiglieri o notabili del Pd, per i quali spesso si è resa introvabile o sfuggente. Queste caratteristiche - alla faccia delle battaglie ideali che si sostengono e alle parole che si pronunciano - sono vissute come un handicap, la prova che non è adatta, non ancora, che non va bene. Giudizi che nascondono, si dice, anche un sottile maschilismo.
Se al suo posto ci fosse un uomo, si chiedono in tanti, si permetterebbero tanta sicumera? Se il segretario fosse un maschio, fiorirebbero - come accade invece ora interviste di maggiorenti che spiegano come sia meglio accordarsi, cercare un Papa straniero, rimandare la scelta, mettere da parte la segretaria legittimamente eletta e che per statuto è anche il candidato premier? Ma Schlein è meno inesperta di quel che sembra. Non intende cedere. Almeno non a tavolino. Per questo nelle prossime settimane risponderà a modo suo. Con un giro nel Paese. Alla ricerca soprattutto di due mondi: la generazione Z, quella che ha fatto la differenza nel referendum, e i lavoratori. Sulla prima, non parte da ora. Da tempo Schlein è attenta al mondo degli studenti universitari, a cui si è dedicata con battaglie sul voto dei fuori sede e sul costo degli affitti.








