In Sicilia oltre 72 mila lavoratori dipendenti sono inquadrati con contratti collettivi considerati non rappresentativi, i cosiddetti contratti “pirata”, con un'incidenza dell'8,3% sul totale degli occupati analizzati.
Un dato molto superiore alla media nazionale, che secondo la Cgil si ferma intorno all'1%, e che riporta al centro il tema del dumping contrattuale nell'Isola. È quanto emerge dal report presentato dalla Cgil Sicilia, che ha preso in esame 869.900 lavoratori dipendenti.
Il fenomeno riguarda soprattutto il terziario e i servizi, dove la quota sale all'11,9%, seguito dai comparti poligrafici e dello spettacolo, al 9,5%, e da istruzione, sanità e cultura, al 9%.
In termini assoluti è Palermo a concentrare il maggior numero di lavoratori interessati: 21.102, pari al 9,8% del totale provinciale.
Seguono Catania con 18.695 addetti, il 9%, Messina con 8.292 e Siracusa con 5.981.






