Il prezzo del petrolio ricomincia a scendere, ma stavolta il merito non è da attribuire a sviluppi decisivi sul fronte dei negoziati in Medio Oriente.
Tutt'altro: le principali agenzie internazionali tra cui l'Aie (Agenzia Internazionale dell'Energia) e l'Opec hanno avvertito che le continue interruzioni delle forniture causate dal blocco dello stretto di Hormuz stanno portando progressivamente a una riduzione della domanda.
Tanto che la stessa Aie ha previsto «che la domanda mondiale di petrolio diminuirà di 1,6 milioni di barili al giorno nel 2026, poiché la continua chiusura dello stretto di Hormuz e gli elevati prezzi dei carburanti continuano a pesare sui consumi».
La reazione non si è fatta attendere e, nel corso della seduta di giovedì 13 agosto, sia il prezzo del Brent sia quello del Wti scendevano di oltre l'1%, rispettivamente sotto intorno a 88 e 82 dollari al barile.Contestualmente le borse Usa vivevano una nuova giornata di rialzi (perlopiù piatte invece quelle europee) dopo la pubblicazione di nuovi dati incoraggianti sull'inflazione: l'indice dei prezzi alla produzione di luglio è rimasto invariato, mentre gli analisti si aspettavano una crescita dello 0,2%.
A sorridere era soprattutto il Nasdaq 100, salito di oltre l'1% trainato ancora una volta dai titoli dei chip.








