«Il mio corpo è una prigione. Desidero con tutte le mie forze di poter accedere al suicidio medicalmente assistito e trovare la mia pace». È una frase che racconta più di una lunga battaglia giudiziaria. Racconta soprattutto il tempo che passa mentre una malattia irreversibile continua ad avanzare. È la voce di Irene (nome di fantasia), una donna di 72 anni, affetta da Sla, che vive nel Napoletano e che da mesi attendeva di poter dare seguito a una scelta che, sul piano sanitario, era già stata riconosciuta come legittima. Ieri, dopo oltre un anno dalla richiesta iniziale, il Tribunale di Torre Annunziata ha accolto il suo ricorso e ha ordinato alle aziende sanitarie coinvolte di completare gli adempimenti necessari per rendere possibile il suicidio medicalmente assistito. A darne notizia è stata l’associazione Luca Coscioni con l’avvocato Filomena Gallo. «Il giudice - dice il legale - ha riconosciuto che il trascorrere del tempo e l’assenza di tempi certi avrebbero compromesso il diritto della ricorrente, considerata la gravità e la progressione della malattia».
LA MALATTIA Nel frattempo, la Sla non si era fermata. Al contrario, aveva continuato a sottrarle capacità fisiche. Irene non può più muoversi, parlare né alimentarsi autonomamente. Il puntatore oculare, diventato il suo principale strumento per comunicare con il mondo esterno, rappresenta ormai anche il mezzo attraverso il quale può esprimere la propria volontà. Ma proprio gli occhi, raccontava nei mesi scorsi, stavano iniziando a darle ulteriori difficoltà. «Io sto peggiorando e anche gli occhi mi stanno abbandonando, rendendomi difficile l'uso del puntatore oculare», aveva spiegato, denunciando il rischio che l'attesa burocratica potesse trasformarsi in un ostacolo definitivo. La vicenda aveva avuto origine il 29 aprile 2025, quando la donna aveva presentato all'Asl Napoli 3 Sud la richiesta per la verifica delle condizioni necessarie ad accedere al suicidio medicalmente assistito. Nell'ottobre dello stesso anno la commissione medica aveva accertato il possesso dei requisiti. Da quel momento, tuttavia, era iniziata una fase diversa: quella degli adempimenti organizzativi e della ricerca della soluzione tecnica che permettesse alla paziente di procedere in autonomia. Il dispositivo necessario non è una tecnologia sperimentale realizzata appositamente per il caso. È un sistema già utilizzato in Toscana in un precedente caso di suicidio medicalmente assistito. La strumentazione, sviluppata con un programma realizzato dal Cnr e collegata al puntatore oculare, consente alla persona interessata di azionare autonomamente il meccanismo necessario alla somministrazione del farmaco. L’ORDINANZA Nell'udienza, collegata da remoto e comunicando attraverso il puntatore oculare, Irene ha confermato davanti al giudice la propria volontà. Ha chiesto, soprattutto, che non le fossero imposte ulteriori attese. Il Tribunale di Torre Annunziata ha acconsentito e ordinato all’Usl Toscana Nord Ovest di mettere a disposizione dell'Asl Napoli 3 Sud il dispositivo per l'autosomministrazione. La consegna dovrà avvenire entro sette giorni lavorativi dal 29 agosto. Tutti i costi saranno a carico dell'azienda sanitaria. Il Tribunale ha inoltre fissato una nuova udienza per il 24 settembre 2026, quando sarà verificata l'esecuzione di quanto disposto. Per Irene, però, la questione non è soltanto giuridica o amministrativa. È una corsa contro il tempo dettata dalla progressione della Sla. Quando aveva raccontato la propria storia, accanto a lei c'erano il marito e la figlia. La donna spiegava di essere ormai completamente dipendente dagli altri e di non poter più compiere autonomamente quei gesti quotidiani che un tempo davano forma alla sua vita. Il suo timore era che l'attesa potesse privarla anche dell'ultima possibilità che aveva scelto per sé: non tanto quella di decidere oggi quando morire, quanto quella di poter conservare, finché le sue condizioni lo consentiranno, la capacità di compiere autonomamente la scelta già espressa. Adesso il passaggio decisivo spetta alle aziende sanitarie. La prossima scadenza è fissata: il dispositivo dovrà essere messo a disposizione nei tempi indicati dal giudice e il 24 settembre il Tribunale tornerà a verificare lo stato di attuazione dell'ordinanza. Dopo mesi trascorsi tra pareri, interlocuzioni e adempimenti, per la donna la differenza sarà tutta in quelle scadenze. E nel tempo che ancora la malattia le concederà.







