Aspetta da ottobre. "Desidero con tutte le mie forze di poter accedere al suicidio medicalmente assistito e trovare la mia pace", dice la paziente di Sla del napoletano che ha ottenuto dall'AslNa3 il parere positivo per poter morire come vorrebbe. Ma non basta. "Attendo che arrivi dalla Toscana la strumentazione che è stata richiesta qui da Napoli. Io sto peggiorando e anche gli occhi mi stanno abbandonando, rendendomi difficile l'uso del puntatore oculare", racconta denunciando la sua situazione.

Per la legge è solo lei, pensionata di 72 anni, che può assumere il farmaco previsto dalla norma per il suicidio. Irene, nome di fantasia, ormai non si muove più. L'unica possibilità è che azioni un sistema con il battito degli occhi. Suo solo modo di comunicare con il mondo. Una procedura utilizzata prima di lei da un'altra paziente Libera, in Toscana. Ma in questi otto mesi ha continuato a vivere sapendo di dovere morire, senza potere mettere una data alla fine della sua sofferenza.

"Il mio corpo è una prigione da cui non posso uscire. Riesco solo a vedere e ascoltare quello che mi accade intorno. Il resto la Sla se l'è preso. Non posso parlare, non posso mangiare, non posso muovermi, non posso abbracciare chi amo. Per me questa non è assolutamente una vita degna di essere vissuta", racconta. Accanto a lei il marito e la figlia. Ma ormai non c'è più molto tempo, la malattia avanza e potrebbe negarle questa ultima possibilità.