Di padre in figlia. ’A Figlia d' 'o Marenaro. Suo babbo aveva una bottega nel cuore di Napoli, lei possiede uno dei ristoranti più belli e apprezzati della città. Messo su a base di sudore, fatica, insegnamenti preziosi custoditi nella mente e nel cuore. Ne ha fatto un tempio della gastronomia partenopea traendo lezioni da un’infanzia durissima durante la quale ha sperimentato le difficoltà della rinuncia e coltivato l’esperienza che viene dalla tradizione di famiglia. Assunta Pacifico, appunto ’A Figlia d' 'o Marenaro, è un esempio di self-made-woman. Che accoglie con un sorriso ogni cliente che passa e lo delizia con piatti ormai diventati un paradigma della buona cucina. La zuppa di cozze, soprattutto. Perché lei tra le cozze ha mosso i primi passi.
Suo marito, Nunzio Scicchitano, è architrave dell’azienda. Il figlio della coppia, Giuseppe, segue le orme. Fenomeno social, ha un ristorante come la madre e alla pari della madre sa davvero come si fa.
Signora Assunta, cominciamo da quella che lei chiama infanzia negata. A sette anni comincia a pulire le cozze nella bottega di suo padre. Non va a scuola, apprende un mestiere. È stata dura, immagino...
È stata dura, sì. Ma oggi non provo rabbia, provo gratitudine. A sette anni mentre gli altri bambini giocavano, io stavo con le mani nell'acqua a pulire cozze. La mia scuola è stata quella bottega. Ho imparato a riconoscere il sacrificio, il valore dei soldi guadagnati con onestà, il rispetto per il mare e per chi lavora. Ho perso una parte dell'infanzia, è vero, ma quella vita mi ha “costruita”. Se oggi sono quella che sono, lo devo anche a quei giorni.







