In una vecchia casa a centinaia di chilometri da dove vive, Mariavittoria Salucci possiede sessanta bambole di porcellana. Le ha comprate sua nonna in edicola, mese dopo mese, negli anni Novanta. «L’idea era quella di darmele da adulta perché, se ci avessi giocato da piccola, sicuramente le avrei rotte», racconta. Oggi stanno quasi tutte in un armadio, ancora impacchettate.

La sua è una storia tra tante: sempre più spesso chi riceve un’eredità, se è fortunato insieme ai soldi, si ritrova con enormi quantità di oggetti ingombranti e di dubbio gusto e valore, e che talvolta sono stati tenuti proprio con la convinzione che un giorno sarebbero stati preziosi. Le bambole di quella collezione, per esempio, si vendono a una decina di euro l’una su siti come eBay, ma molti hanno ereditato soprammobili, statuette, modellini, servizi da tavola che sul mercato dell’usato trovano pochi compratori, che si possono solo buttare e magari pagare qualcuno che lo faccia di mestiere. Spesso poi c’è anche il senso di colpa di buttare degli oggetti con del valore affettivo.

A partire dagli anni Sessanta, e soprattutto nei decenni successivi, l’espansione economica in Italia, il progredire della produzione industriale e il radicarsi del consumismo permisero a sempre più persone, anche non particolarmente benestanti, di comprare e accumulare oggetti. Oggi quelle persone sono anziane, e in molti casi muoiono senza aver smaltito quei beni da sé.