Dai quadri ai libri passando per l’argenteria e persino un semplice cestino per la carta: molti oggetti ereditati possono nascondere un valore inaspettato. Il Dongi spiega quali dettagli controllare prima di buttare via qualcosa e perché non conta solo il valore economico, ma anche quello affettivo.
Il Dongi
Quante volte capita di svuotare la casa di un nonno o di una zia pensando che mobili, quadri, lampade o vecchi album fotografici siano soltanto ingombri? Eppure proprio tra quegli oggetti potrebbero nascondersi pezzi di grande valore economico, oltre che testimonianze di una storia familiare che rischia di andare perduta. Per capire da dove partire quando si eredita una casa e quali dettagli osservare prima di buttare via qualcosa, abbiamo intervistato Il Dongi, perito del tribunale di Verona, proprietario del negozio di oggetti vintage Dongi Second Life Shop, noto al grande pubblico per il programma televiso Cash or Trash- Chi offre di più?.
Quando si eredita una casa piena di oggetti, da dove bisognerebbe iniziare? Gli eredi dovrebbero essere educati a prestare attenzione ai beni mobili: quando si riceve un’eredità si pensa subito ai soldi o agli immobili, ma i beni mobili raccontano davvero la vita di una persona. Dentro ci sono fotografie, lampade, quadri, specchi, libri: sono gli oggetti che custodiscono il percorso di chi ci ha preceduto. Io, ad esempio, salvo spesso le fotografie in bianco e nero perché molti eredi le lasciano lì o le buttano. Eppure hanno un valore affettivo enorme. Almeno uno di questi oggetti dovrebbe essere conservato, perché rappresenta la memoria della famiglia. Si sta perdendo il concetto di tramandabilità: è uno dei momenti di più bassa cultura che stiamo vivendo sotto questo aspetto. Anche un semplice album di figurine dovrebbe essere lasciato ai figli o ai nipoti, spiegando loro perché è importante. Ogni oggetto racconta qualcosa e merita di essere tramandato.









