«Le persone scoprono quello che inizialmente credono sia il corpo di una donna, spesso mutilato o decapitato, ma è in realtà una bambola. Queste bambole divengono oggetti di addestramento per violenze contro donne e bambini».

A denunciarlo è Caitlin Roper, campaign manager contro lo sfruttamento sessuale, commentando l’episodio avvenuto la scorsa settimana in un’area rurale dell’Australia: due uomini hanno trovato una sex doll ultrarealistica chiusa in una valigia e, scambiandola per un cadavere, hanno allertato la polizia.

Le forze dell’ordine hanno aperto per breve tempo un’indagine per omicidio, poi archiviata dopo le verifiche sui presunti resti umani.

Secondo Roper, lo smaltimento di queste repliche è tutt’altro che raro. L’attivista ha moderato numerosi forum dedicati alle bambole sessuali e ai loro acquirenti, documentando pratiche di abusi estremi nel volume “Sex Dolls, Robots and Woman Hating (Odio per le donne)”.

Molti utenti, racconta, non si limitano a considerarle fantasie o semplici oggetti, ma le trattano come partner. «Non sono semplicemente giocattoli sessuali, sono repliche di esseri umani, che alcuni uomini considerano come loro partner».