Tra lo Ionio e l’Aspromonte, la Locride occupa una geografia appartata, laterale: le grandi strade l’hanno spesso sfiorata, di uomini invece ne sono partiti moltissimi. È rimasto un paesaggio smisurato rispetto a chi lo abita: dal mare alle montagne in pochi chilometri, gli ulivi, le fiumare, i paesi aggrappati all’interno e, sopra tutto, un orizzonte che sembra continuamente allargare i confini. Forse è anche questa sproporzione a renderla difficile da raccontare: qui la bellezza non è una parentesi, ma la condizione dentro la quale, per necessità, gli uomini hanno imparato a vivere.

La Cattedrale di Gerace, vista area

Gerace ne è una specie di osservatorio: il sogno normanno la chiamano, soprattutto per quella Cattedrale enorme rispetto alla misura della città, piantata sulla roccia nel tempo della conquista di Roberto il Guiscardo. Basta entrarvi, però, perché la parola conquista si riveli insufficiente: i nuovi arrivati non trovarono una terra vuota, ma una florida città bizantina, una Chiesa greca, monasteri, uomini che pregavano in un’altra lingua e secondo un altro rito. I recenti restauri hanno reso questa stratificazione ancora più leggibile, una storia che ingloba e non cancella: colonne diverse l’una dall’altra, materiali antichi riutilizzati, la cripta, le tracce delle costruzioni e delle civiltà precedenti.