Banconote di euro di diverso taglio, che bruciano. Foto AdobeStock

L’estate rovente del 2026 ha un costo enorme non soltanto sotto il profilo sociale e ambientale, ma sta mandando in fumo, letteralmente, anche la crescita economica annuale dell’intera Unione Europea. A sostenerlo è uno studio appena pubblicato dalla Triodos Bank, una banca etica con sede nei Paesi Bassi, che ha analizzato l’impatto economico delle temperature così elevate (si tratta della peggiore ondata di caldo mai registrata nel continente) sul prodotto interno lordo complessivo dei paesi membri dell’UE. Tra le principali conseguenze dell’anomalia climatica appena vissuta: calo della produzione agricola ed energetica, prezzi alimentari più alti, come quelli dell’elettricità (con un incremento dei consumi), aumento dei costi di trasporto, riduzione della produttività nel lavoro, incendi, siccità prolungate. In sostanza si stima (perché di previsioni si tratta, dal momento che le ondate di calore sono tuttora in corso e che gli effetti possono, al momento, essere misurati solo applicando modelli matematici) che il costo complessivo per fronteggiare il caldo estivo possa costare all’UE circa 180 miliardi di euro, pari all’1,1% del PIL del blocco, ma che è anche pari alla crescita attesa per il 2026. A pagare il prezzo più alto potrebbe essere la Francia (si prevede un calo dell’1,4% del PIL), seguita da Italia e Spagna, ma anche i Paesi Bassi potrebbero vedere cancellata gran parte della loro crescita annuale.