La circolare

Giovanni M. Jacobazzi

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Registrare di nascosto una conversazione con un collega può diventare una “violazione grave” dei doveri di lealtà e correttezza, con conseguente sanzione disciplinare e penalizzazione della carriera. È quanto prevede una direttiva del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri emanata il mese scorso. Il provvedimento ha immediatamente provocato la reazione del Sindacato dei Militari, che ha accusato i vertici dell’Arma di aver introdotto un “bavaglio” nei confronti del personale.

Ma perché il Comando Generale ha sentito il bisogno di intervenire con questa direttiva? Se si arriva addirittura a sottolineare la rilevanza disciplinare delle registrazioni, è ragionevole pensare che nelle caserme il fenomeno dilaghi e tutti si registrino a vicenda. La causa sarebbe il “ricambio” generazionale. Le nuove leve dell’Arma sono cresciute con lo smartphone in mano, in un mondo nel quale registrare una conversazione o filmare un episodio è la prassi. Sono poi cambiati anche i rapporti con i superiori, sempre più complicati, e i codici di comportamento che per anni hanno accompagnato la vita militare. Per il giovane militare che ritiene di subire un sopruso, la registrazione, prima ancora che mettersi a rapporto, è dunque il modo più efficace per documentarlo.