Avrebbe indebitamente allungato le mani su una collega, palpeggiandole il sedere, e ora è finito nei guai. Ovvero, è sotto inchiesta per una presunta violenza sessuale aggravata ed è nel mirino del comando dell’Arma, che ha avviato un’indagine interna per fare luce sull’episodio, e sulla sua condotta. Il protagonista della vicenda è un quarantenne maresciallo dei carabinieri. Stando a quanto denunciato - e che andrà, ovviamente, verificato con i debiti riscontri - il militare in questione, a capo di una stazione in provincia di Brescia, avrebbe molestato una collega più giovane e di grado inferiore. L’episodio si sarebbe consumato nelle scorse settimane all’interno della mensa, nei locali della caserma in cui superiore e sottoposta prestano servizio. A quella mano lasciata improvvisamente cadere sul fondoschiena della donna avrebbero assistito alcuni testimoni, tra cui altri carabinieri.

La circostanza non è passata inosservata è stata subito segnalata alle alte gerarchie dell’Arma. Risultato: è scattato l’iter degli accertamenti, sia interni, da parte del Comando di Compagnia competente, sia della Procura, che ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di violenza sessuale aggravata. Sotto la lente c’è l’effettivo contatto fisico tra i due, che pare sia realmente avvenuto. Lo stesso autore della “mano morta“ lo ha del resto ammesso, tuttavia al gesto ha dato una lettura diversa, e priva intenzioni scabrose. Il maresciallo avrebbe infatti parlato di equivoco. A sentir lui sarebbe stata solo una “goliardata“ da cui è scaturito un malinteso. Tutte le persone potenzialmente informate sui fatti sono state sentite - o saranno ascoltate a breve - nel più stretto riserbo. B.R.