"Da fattore di conservazione della ricchezza a motore dello sviluppo economico"
Per la professoressa della Sapienza, “la cultura finanziaria è una forma di cittadinanza. Gli italiani sanno risparmiare, ma sanno investire nel futuro? È questa la vera sfida”
Damiano Perrons
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Ogni crisi economica lascia in eredità una domanda che va ben oltre i mercati: quanto comprendiamo davvero il funzionamento dell’economia che condiziona le nostre vite? La capacità di interpretare certi meccanismi economici continua a rappresentare uno dei principali fattori di vulnerabilità delle società contemporanee. La storia insegna che lo sviluppo economico non dipende esclusivamente dalla disponibilità di capitale o dall’innovazione tecnologica. Dipende, forse ancora prima, dalla qualità delle istituzioni, dalla fiducia collettiva e dal livello di consapevolezza economica di una comunità. È la cultura finanziaria, intesa non come semplice alfabetizzazione agli investimenti, ma come strumento di cittadinanza, a determinare la capacità di un Paese di affrontare le grandi transizioni senza subirle. È da questa prospettiva che Donatella Strangio, Ordinaria di Storia Economica all’Università Sapienza di Roma ed esperta di crisi finanziarie, invita a rileggere il rapporto tra economia e società. Attraverso una prospettiva storica, il risparmio cessa di essere soltanto una virtù privata e diventa una leva di sviluppo, mentre la conoscenza economica assume il valore di un’infrastruttura civile, indispensabile per trasformare la ricchezza accumulata dalle famiglie in crescita, innovazione e competitività. Perché il vero discrimine, oggi, non è soltanto quante risorse possiede un Paese, ma quanto è in grado di comprenderle, orientarle e metterle al servizio del proprio futuro».






