Il bel Danubio blu in questi giorni rimane solo un miraggio, uno spartito da Capodanno. Il grande fiume, il secondo per lunghezza in Europa (dietro al Volga), il più lungo tra quelli navigabili in Ue, è avvilito dalla sete. La portata del corso d’acqua è scesa a un minimo storico e insieme alla questione ambientale – che si fa evidente davanti agli occhi e supera eventuali tentativi di dibattito o autentici scetticismi sull’emergenza climatica – emergono dalle secche soprattutto le preoccupazioni sull’energia. Così come l’acqua del Danubio è stata sorgente di vita per i molti Paesi che attraversa, negli ultimi anni è diventata fattore essenziale per l’autosufficienza energetica. E domani, venerdì, la Romania inizierà le operazioni di spegnimento della sua unica centrale nucleare, per la quale le acque del Danubio sono fondamentali per il raffreddamento. Si tratterà del primo arresto dell’impianto dalla siccità del 2003. “L’unità 2 della centrale nucleare di Cernavoda – ha dichiarato il ministero dell’Energia in un comunicato – verrà spenta in modo controllato a partire da domani, alla luce delle attuali condizioni idrologiche”. Si prevede che fonti alternative, tra cui l’energia eolica e le importazioni, garantiranno la fornitura di elettricità; il ministero ha inoltre ribadito l’appello a un “consumo responsabile“.
Il Danubio in secca mette in crisi le centrali nucleari
La Romania spegne la centrale di Cernavoda per la siccità del Danubio. Anche Ungheria in allarme per Paks












