Il Danubio non basta più a tenere fredda una centrale nucleare che genera un quinto dell'elettricità della Romania. Da oggi, 13 agosto, l'unità 2 di Cernavoda, l'unico impianto atomico del Paese, verrà spenta "in modo controllato", ha annunciato il ministero dell'Energia, dopo che questa settimana la portata del fiume è scesa a un minimo storico. È il primo arresto completo dalla siccità del 2003. Il governo ci aveva provato in tutti i modi a evitarlo: alla fine del mese scorso l'esercito rumeno aveva fatto brillare 180 chilogrammi di esplosivo per demolire una formazione rocciosa che restringeva un ramo del fiume, nel tentativo di reindirizzare l'acqua nel canale principale che alimenta l'impianto. Poche ore dopo aveva affondato quattro chiatte cariche di pietre per creare un blocco artificiale capace di convogliare più flusso verso Cernavoda. Il costo complessivo di queste operazioni ha superato i due milioni di euro. Non è bastato. "Siamo molto vicini a raggiungere i livelli minimi che consentono il raffreddamento sicuro delle apparecchiature nucleari, e stiamo facendo tutto il possibile per incrementare i flussi che vanno alla centrale", aveva detto il ministro della Difesa ad interim Radu Miruta a inizio agosto. Un primo reattore, quello da 700 megawatt, era già stato fermato settimane fa. Ora si arrende anche il secondo.