Fringe benefitIn «Gazzetta ufficiale» il decreto Omnibus (Dlgs 148/2026), in vigore da oggi 12 agosto. L’incremento dopo 5 anni di utilizzo impatta su 7.200 vetture «green». Rischio penalizzazioni sui contratti più lunghi per ridurre i costiI punti chiaveI numeri in giocoNessun aumento di gettito stimatoIl forfait sugli optionalRiassegnazioni e stop a valore normaleL’impatto sul mercatoLe scelte alternativeNessuna differenza. La nuova maggiorazione del 50% per la tassazione delle auto aziendali dopo 5 anni di utilizzo non distingue tra tipologie di alimentazione. Così nel calderone della nuova norma confermata nel testo finale del decreto Omnibus (Dlgs 148/2026) pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» e in vigore da oggi 12 agosto, nonostante la commissione Finanze della Camera avesse chiesto al Governo di ripensarci nel proprio parere, finiranno anche le vetture elettriche. L’obiettivo della norma è quello di incentivare il parco auto. Ma proprio sulle vetture di ultima generazione e quindi con impatto ambientale più ridotto rischia di determinarsi una sorta di corto circuito, perché proprio sull’elettrico si è verificato un allungamento dei contratti per mitigare i costi per le imprese che concedono il fringe benefit e di conseguenza anche per i dipendenti che ne sono beneficiari.Domande di approfondimento generate da 24Ore AII numeri in giocoMa di che numeri stiamo parlando? Secondo le stime di Aniasa (l’associazione nazionale industria dell’autonoleggio, della sharing mobility e dell’automotive digital aderente a Confindustria) la nuova disposizione può impattare complessivamente su 12mila veicoli per cui i contratti di utilizzo vanno oltre la soglia di sbarramento dei 5 anni fissati dalle modifiche. Dentro il valore assoluto, però, c’è una proporzione che fa riflettere: il 60% sono vetture elettrica e il restante con alimentazione endotermica (benzina o diesel) o ibrido. A conti fatti significa che 7.200 vetture nelle flotte di noleggio a lungo termine rischiano un aumento di tassazione se impiegate a partire dal sesto anno.Nessun aumento di gettito stimatoÈ bene chiarire un aspetto. Come riporta anche la relazione tecnica al decreto Omnibus, dall’aumento di tassazione non è atteso un maggior gettito. Questo perché, secondo i tecnici, «il ricambio delle auto aziendali avviene mediamente prima del quinto anno di immatricolazione». Inoltre la disposizione avrebbe, in ogni caso, l’effetto di scoraggiare il mantenimento del veicolo oltre tale periodo.Il forfait sugli optionalIl pacchetto di interventi sulle auto aziendali è molto più ampio e contiene una serie di interventi (fortemente auspicati e ora salutati con favore da Aniasa) che fanno chiarezza dopo i cambiamenti che erano stati introdotti con la legge di Bilancio 2025 e i successivi ritocchi. Tra questi figurano l’incremento a forfait del 5% per risolvere le complicazioni di calcolo del valore degli optional non valorizzati nelle tabelle Aci e non direttamente acquistati dal lavoratore. Un passaggio decisivo per spazzare via tutta una serie di dubbi interpretativi, anche a seguito di alcune interpretazioni arrivate dall’amministrazione finanziaria, che – commentano da Aniasa – elimina il pericolo di disparità di trattamento sul piano operativo e consente di uniformare le prassi aziendali.Riassegnazioni e stop a valore normaleE ancora nel pacchetto dell’Omnibus c’è il via libera alla riassegnazione senza modificare le regole di tassazione. Infine viene stabilito uno stop all’applicazione del valore normale (più penalizzante), attualmente prevista se la vettura ordinata nel 2024 è stata assegnata al dipendente dopo il 1° luglio 2025.
Auto aziendali, al via le novità. Ecco quando le tasse aumenteranno del 50%
In «Gazzetta ufficiale» il decreto Omnibus (Dlgs 148/2026), in vigore da oggi 12 agosto. L’incremento dopo 5 anni di utilizzo impatta su 7.200 vetture «green». Rischio penalizzazioni sui contratti più lunghi per ridurre i costi








