di
Stefano Vicari
Entra troppo presto nella vita degli adolescenti e rischia di essere scambiata per «educazione sessuale». Ma i ragazzi incontrano la pornografia prima di avere gli strumenti emotivi e cognitivi per comprenderla. Che cosa possono fare i genitori per proteggerli dai rischi senza umiliarli
Marco ha tredici anni e frequenta la seconda media. È sempre stato un bambino tranquillo, curioso, un po’ timido. Alle elementari andava volentieri a scuola, giocava a basket, invitava gli amici a casa. Con l’ingresso alle medie qualcosa cambia, ma all’inizio i genitori pensano che sia normale: nuovi compagni, nuovi insegnanti, più compiti, più autonomia. Anche il telefono, ormai, sembra inevitabile. Lo smartphone arriva alla fine della prima media. Doveva servire per restare in contatto con i genitori, controllare i compiti, scrivere nel gruppo classe. In poco tempo, però, diventa molto altro: video, chat, giochi, notifiche, gruppi in cui circola di tutto. Marco impara presto a cancellare la cronologia, a usarlo di notte, a chiudere una schermata appena qualcuno entra in camera.
La prima volta vede un video pornografico quasi per caso, da un link circolato in una chat. Guarda pochi secondi, poi chiude. Si sente confuso, eccitato, spaventato. Sa che non dovrebbe. Sa che se i genitori lo scoprissero si arrabbierebbero. Ma proprio quel misto di curiosità, segreto e vergogna lo riporta lì. All’inizio succede ogni tanto. Poi sempre più spesso. Soprattutto la sera, quando dovrebbe dormire. Marco aspetta che la casa sia silenziosa, abbassa la luminosità dello schermo, mette le cuffie. Si dice che guarderà solo un minuto. Poi il tempo passa. Un video ne chiama un altro. Se prova a smettere, sente un’inquietudine difficile da sopportare. Non è più soltanto curiosità. È come se una parte di lui sapesse che non vuole continuare, mentre un’altra lo riportasse sempre allo schermo.La mattina è stanco. A scuola fatica a concentrarsi, si distrae, dimentica i libri, non segue le spiegazioni. I voti peggiorano. Gli insegnanti lo descrivono come assente, spento, a volte irritabile. Quando i genitori gli chiedono perché sia così nervoso, risponde male. Quando gli chiedono perché non dorma, dice che non ha sonno. Quando provano a togliergli il telefono, esplode. Urla, piange, promette che non lo farà più. Poi, appena può, ricomincia.






