A vent’anni dall’avvento dei freetubes — con YouPorn come caso emblematico — il vuoto lasciato dall’assenza di un’educazione sessuale nei curricula scolastici appare colmato, di fatto, da Internet, che si è imposto come dispositivo informale e accessibile di apprendimento sessuale, esplorazione e costruzione, per quanto ambigua e a tratti problematica, dell’identità. La frequenza con cui vengono “consultati” i siti porno, accessibili a chiunque e in un qualunque momento, ha tuttavia dimostrato nel corso degli anni Duemila, quanto sia inevitabile l’interesse, la curiosità e il desiderio di conoscere, padroneggiare e controllare la sfera sessuale sin dalla più giovane età. Naturalmente affidare a Internet il compito di iniziazione al piacere e all’orientamento sessuale è scellerato ma rintracciare le responsabilità di questa attuale condizione è altrettanto fallace quanto sperare di impedirne la capillare insinuazione nel quotidiano delle giovanissime generazioni di utenti.
Ecco perché progetti come quello del liceo Socrate di Bari vanno attentamente osservati nelle loro diverse fasi ed esiti: la prima è quella che evidenzia i programmi di cui si sono dotate le scuole per accogliere istanze provenienti dal corpo studentesco e che sempre di più sono sintonizzate con le dinamiche di socialità, di affettività, erotiche e relazionali che hanno luogo nell’ambiente fluido della Rete, di cui la richiesta studentesca di un ciclo di incontri sull’educazione sessuale ne è un eccellente esempio; la seconda è quella che tenta di analizzare l’affluenza e la partecipazione che al momento è risultata più bassa degli auspici.






