Una delle conseguenze più antipatiche del secondo mandato di Donald Trump è la facilità senza precedenti con cui i miliardari hanno influenzato od ottenuto accesso diretto alle decisioni del governo federale. Ci ricordiamo tutti la foto dei miliardari della Silcon Valley durante l’inaugurazione di due anni fa, i 250 milioni spesi da Elon Musk per un posto al ministero del Doge e il contratti miliardari per Space X. Per non parlare degli oltre 800 milioni di dollari incassati dalla famiglia Trump attraverso le criptovalute, mentre l’amministrazione allentava i vincoli sul settore, e dei sospetti sulle operazioni di Borsa compiute a ridosso degli annunci presidenziali, tra una minaccia e la successiva retromarcia. Non è un fenomeno nuovo: durante la Gilded Age, gli ultimi trent’anni dell’Ottocento, i grandi industriali finanziavano candidati nella speranza di ottenere concessioni ferroviarie o protezione dai controlli pubblici. Nel Novecento il metodo si è raffinato, senza cambiare del tutto. I miliardari puntavano sul candidato più promettente, contribuivano alla sua elezione e aspettavano che ricordasse chi lo aveva aiutato ad arrivare alla Casa Bianca.
Il risultato però non era sempre garantito per gli investitori, con Trump invece sì. Il Financial Times ha ricostruito come funziona la rete della nuova oligarchia trumpiana: i membri del gabinetto del presidente possiedono insieme un patrimonio stimato in 7,5 miliardi di dollari. Includendo il Trump, si arriva a circa 14 miliardi. La ricchezza personale non basta a provare un conflitto d’interessi, ovviamente, ma mostra quanto il governo federale sia ormai popolato dalle stesse persone che fino a pochi anni fa avrebbero pagato lobbisti per riuscire a incontrarlo. Chamath Palihapitiya, ex dirigente di Facebook, investitore della Silicon Valley che nel giugno 2024 aveva organizzato con David Sacks una raccolta fondi da circa 12 milioni di dollari per Trump, ha raccontato al FT che durante la presidenza Biden faticava a ottenere una telefonata dagli alti funzionari. Con la nuova amministrazione, ha detto, non c’era praticamente nessuno che non potesse raggiungere. A proposito dei vantaggi della disintermediazione politica.







