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Federico Fubini

Gli affari del presidente sono formalmente gestiti dai figli. Ma lui sa

Senza provare un attimo d’imbarazzo, Donald Trump sta riscrivendo la definizione stessa di corruzione negli Stati Uniti. Da rabdomante della politica, individua i varchi nel sistema istituzionale e vi si infila. Non solo per perseguire il proprio interesse mentre governa, ma per trasmettere implicitamente un messaggio più importante: a lui non si applicano i vincoli che hanno sempre riguardato tutti gli altri, lui è un leader eccezionale che non può temere né i tribunali, né le sanzioni tipiche delle democrazie. Dunque tutto gli è permesso.

L'ultimo scandaloL’ultimo scandalo riguarda gli investimenti azionari del presidente, estremi come tutto ciò che lo riguarda. Il portafoglio azionario di sua proprietà, formalmente gestito dai figli Eric e Donald Jr., nei primi tre mesi dell’anno ha concluso l’enormità di 3.642 transazioni. Una media di circa quaranta titoli comprati e venduti ogni giorno. Il valore degli investimenti viaggia fra i 220 e i 750 milioni di dollari, a quanto emerge dalle dichiarazioni appena firmate dallo stesso Trump secondo gli obblighi imposti dallo US Office of Government Ethics. Fra i titoli, alcuni dei più classici per ogni investitore internazionale: Microsoft, Meta (la holding di Facebook), Oracle, Broadcom (un’azienda leader nell’intelligenza artificiale), Bank of America o Goldman Sachs.