C’è l’America imperiale e c’è l’impero di Donald Trump. Indissolubilmente legati: la famiglia presidenziale - e per estensione la cerchia dei collaboratori - tesse una propria politica economica ed estera parallela. Che muove miliardi verso casseforti personali, gonfiate da attività sulle quali l’amministrazione ha voce in capitolo, dagli asset crypto all’intelligenza artificiale, dall’energia alle comunicazioni, da relazioni con ricchi paesi arabi del Golfo fino alle guerre - Iran compreso, tra investimenti in droni e ombre di speculazioni sui bombardamenti.
Calcoli esatti della fortuna targata Trump hanno dato filo da torcere ad associazioni etiche, centri di ricerca accademici, analisti congressuali e inchieste dei media. L’opacità è di regola nella rete di operazioni e asset nelle mani di Trump, dei figli Eric e Donald Jr, della First Lady Melania, come del genero Jared Kushner e del personale inviato nelle crisi Steve Witkoff e dei suoi figli Alex e Zach.
La girandola dei numeri
Le stime dei “guadagni da presidenza” ruotano così attorno a più cifre, che hanno contribuito a salvare Trump da guai finanziari per processi e scandali e a ridar lustro alla sua immagine di successo . In gioco, secondo le più recenti stime, sono almeno quattro o cinque miliardi nell’arco di un anno d’oro, almeno per lui, e attribuiti al ritorno alla Casa Bianca. Abbastanza perché la classifica dei miliardari di Bloomberg valuti ora il suo patrimonio in 6,8 miliardi e Forbes oltre i 7 miliardi. Il Digital Grift Wealth Tracker, elaborato dall’opposizione democratica alla commissione di Vigilanza della Camera, azzarda cifre ancora maggiori: il suo polemico “orologio delle truffe” segna 9,7 accumulati fino a gennaio. Con 600 milioni legati a interessi stranieri.






