HomeUmbriaCronacaMafia, rischio infiltrazioni. Diversi settori economici nel mirino dei nuovi clanLe quattro interdittive del prefetto riguardano il comparto agricolo che per la prima volta finisce sotto il tiro della criminalità garganica .Le quattro interdittive del prefetto riguardano il comparto agricolo che per la prima volta finisce sotto il tiro della criminalità garganica .Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguici"Rimangono inequivocabili i segnali sul rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e sociale del territorio e ciò rafforza la preoccupazione che l’Umbria, tradizionalmente estranea alle dinamiche mafiose così come storicamente manifestatesi, costituisce da tempo un terreno fertile per le organizzazioni di criminalità organizzata" che punterebbero a inserirsi "all’interno dei flussi economici e finanziari per alterarne le dinamiche ed incrementare i loro profitti con attività che forniscono servizi, volti al riciclaggio di denaro ed all’elusione fiscale".

Le parole del procuratore generale Sergio Sottani, nella relazione con cui è intervenuto all’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario, sembrerebbero trovare una conferma in più nel provvedimento preso dal prefetto di Perugia nei confronti di 4 aziende del settore agricolo e zootecnico, perché ritenute collegate a famiglie sospettate di essere parte della cosiddetta mafia garganica (per cui è in corso un processo penale). Due novità in un solo accertamento della Dia. Innanzitutto l’organizzazione criminale, nuova rispetto agli interessi che altre mafie, camorra e ‘ndrangheta in particolare, hanno dimostrato verso l’Umbria. E poi il settore economico, quello agricolo dove, però, si muovono i soldi dei fondi pubblici che sono estremamente appetibili. Settore nuovo rispetto a quelli che le indagini, nel tempo, hanno dimostrato più a rischio. Come quello edilizio, tanto più in periodo di ricostruzione post sisma, settore nel quale, nel 2025, per tutto il cratere che riguarda Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, sono state disposte 30 interdittive nei soli primi sette mesi dell’anno, mentre erano state 18 nel 2023 e 26 nel 2024.