Gli investigatori non credono al movente dell'imprenditore. Il messaggio sulla scorta e i tempi che non tornano. La storia del sondaggio e le parole a un amico: «Amici democratici americani...»
«II vero pericolo che hai tu sono: “gli odiatori“. Si cercano persone psicolabili sui social, con una predisposizione, e si plagiano. Mi dispiace dirtelo, ma se non lo fai troverò io la soluzione per farlo». In questo messaggio su Whatsapp citato nell’ordinanza che ha portato in carcere Valter Lavitola l’imprenditore sembra quasi confessare a Sigfrido Ranucci il piano sull’attentato a Campo Ascolano. Prima gli dice che è in pericolo, poi che la sua scorta andrebbe rafforzata e infine conclude in modo inquietante: «Se non lo fai troverò io la soluzione». La frase combacia perfettamente con il movente confessato ieri da Lavitola davanti al gip di Roma. Ma c’è un problema. Il messaggio risale al dicembre 2025. L’attentato a Ranucci è dell’ottobre successivo.
Il movente di Lavitola
Per questo la procura di Roma fatica a credere alla confessione di Lavitola. «Sappiamo che le sue versioni sono sempre come una biglia su un piano inclinato», dice un investigatore a Repubblica. E adesso a piazzale Clodio vogliono la risposta a due domande. La prima: Ranucci sapeva che dietro la bomba c’era il suo amico? La seconda: Lavitola ha davvero organizzato tutto da solo? La giudice Jole Moricca lo precisa in più punti nell’ordinanza: il conduttore di Report è persona offesa. Ma, spiega oggi Giuliano Foschini, gli investigatori vogliono accertare se possa aver intuito, sospettato o compreso qualcosa.













