HomeBolognaCronacaNegozi storici, belli e fragilissimi: "Sostegni per tutelare il nostro Dna"Difficile il ricambio generazionale, costi degli affitti alle stelle, necessità di adeguamenti tecnologici. Fantini (Ascom Confcommercio): "Servono politiche strutturali stabili pensate per chi resiste".Pietro Fantini. , direttore regionale di Ascom ConfcommercioRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciUn patrimonio prezioso, anzi inestimabile. Vetrine che hanno illuminato strade e portici per generazioni, che sono diventate punti di riferimento e custodi di storia e tradizione. Sono almeno 800 in Emilia-Romagna i negozi storici, ossia quelli che sono in attività da almeno 50 anni. Poi ci sono i fuori classe, come l’osteria ‘Al Brindisi’ di Ferrara, aperta nel 1435, considerata la più antica d’Italia ancora in attività (e forse del mondo) e la sua collega bolognese Osteria del Sole (che ha aperto i battenti trent’anni più tardi, nel 1465) dove tutt’ora si serve solo da bere e chi vuole mangiare qualcosa, che sia un Vip o un normale avventore, deve portarselo da casa.

"Manca una misura strutturata e stabile a sostegno delle botteghe storiche – fa il punto il direttore regionale di Ascom Confcommercio, Pietro Fantini – che sono l’essenza del nostro Dna e punto forte anche nel turismo". Non esiste un Comune emiliano romagnolo che abbia previsto un incentivo specifico per i negozi aperti da 5 decadi. "Una volta Rimini aveva previsto una riduzione della Tari, ma da tempo non è più prevista neanche lì", prosegue Fantini. E dire che i negozi storici hanno parecchie problematiche da affrontare, forse ancora di più dei negozi moderni.