A populista, populista e mezzo? Si ridurrà davvero a questo continuo rilancio il canone della competizione fra una sinistra che ha smarrito il buonsenso del riformismo e una destra sempre più insofferente ai lacciuoli dello stato di diritto? L’esito delle recenti primarie democratiche in Michigan è una campana che suona per tutti i liberaldemocratici d’Occidente. A competere a novembre per un seggio da senatore contro il repubblicano convertito al trumpismo Mike Rogers, sarà Abdul El-Sayed, un musulmano praticante che sostiene posizioni molto radicali anche contro il proprio stesso partito (da lui definito «corrotto»).Per i liberal di centrosinistra che quel partito hanno guidato negli ultimi trent’anni e passa si tratta, secondo l’autorevole rivista The Atlantic, di «una catastrofe totale». Un punto di non ritorno che rende necessario un profondo ripensamento nelle scelte delle leadership dem.
Può darsi che il fenomeno El-Sayed sia sopravvalutato, in quanto moltiplicatore della vittoria di Zohran Mamdani a New York e in generale dell’ascesa nelle file dell’opposizione americana dei Dsa, i «democratic socialists» nipotini di Bernie Sanders e fratelli minori di Alexandria Ocasio-Cortes. Può darsi che la bolla mediatica attorno all’estremismo dem dimentichi emergenti moderati come il georgiano Jon Ossof (notevole il suo j’accuse contro la cleptocrazia di questa nuova stagione trumpiana).Ma il vento pare innegabilmente quello, e non solo negli Stati Uniti: un duello fra ali estreme coi centristi al palo. Pure se Donald Trump è più l’effetto che la causa d’una crisi che lo precede ampiamente, è inconfutabile il salto di specie prodotto dal suo secondo mandato. Il populismo a tendenza autocratica del XXI secolo non nasce con lui in America, nasce in Russia con Vladimir Putin, capace di far digerire alla sua gente l’azzeramento d’ogni libertà in cambio d’una fiammata d’orgoglio revanscista dopo le umiliazioni subite al tempo di Eltsin. Ma è Trump che ha mostrato al mondo come si possa vincere (e rivincere) in una democrazia matura e articolata accantonando ogni rispettabilità del discorso pubblico, ogni plausibilità degli impegni elettorali, ogni legame della parola con la verità. Questo sdoganamento ha abbassato il costo reputazionale dell’indecenza e dell’implausibilità per tutti coloro che volessero seguirne il corso: e non pochi di costoro animano oggi la politica europea.









