Sostenere i Paesi di primo arrivo e limitare i movimenti secondari verso il Nord Europa. E' questo il compromesso cardine alla base del nuovo Patto Ue Migrazione e Asilo, in vigore dal 12 giugno scorso. Insomma, affinché i Paesi più esposti alla pressione migratoria ottengano la solidarietà degli altri, è necessario che tutti i tasselli del Patto vadano al loro posto, a cominciare dal rispetto del Paese di primo ingresso. La chiave è il Regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione (AMMR), che sostituisce il regolamento di Dublino III conservandone però il principio fondamentale, ovvero: la domanda per l'asilo resta a carico del Paese di primo ingresso, salvo legami familiari, visti o altri criteri specifici.

* LA STRETTA. Per un paese di primo arrivo come l'Italia, il vincolo di dover trattare le domande di asilo diventa più pesante perché la responsabilità legata all'ingresso irregolare passa da 12 a 20 mesi; resta invece di 12 mesi per gli arrivi successivi a operazioni di ricerca e soccorso in mare. In sintesi, la responsabilità italiana dura più a lungo e, se la persona si nasconde, il trasferimento resta possibile fino a tre anni.

* TRASFERIMENTI DEI 'DUBLINANTI' PIU' EFFICACI. Con le nuove norme, il trasferimento dei "dublinanti" nello Stato competente diventa più rapido: basta una notifica tramite Eurodac e il Paese destinatario non può rifiutare, ma solo proporre tempi o modalità diversi. La normale accoglienza è inoltre garantita soltanto nello Stato in cui la persona è tenuta a rimanere. A vantaggio dei Paesi di frontiera, vengono invece ampliate le eccezioni che possono spostare la responsabilità verso un altro Stato, come quello dei legami familiari.