La tensione cresce a Ceuta, dove a quasi due settimane dall’afflusso di massa dal Marocco la situazione resta incerta e il ritorno alla normalità appare ancora lontano.

Il nodo principale riguarda le persone ancora presenti nella città autonoma spagnola e, in particolare, i minori non accompagnati: Madrid ha identificato 1.527 minori che intende ricongiungere alle loro famiglie in Marocco, ma le procedure di rimpatrio non sono ancora partite. Il governo spagnolo ha annunciato di essere al lavoro con Rabat su un piano d’azione per il rientro dei minori. “Stiamo collaborando con il governo marocchino” ha spiegato il ministro della Giustizia Félix Bolaños, indicando come obiettivo il ricongiungimento dei minori con le loro famiglie, con la collaborazione delle autorità di Ceuta e nel rispetto dei diritti umani. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, continua però a chiedere che il governo acceleri le procedure per il rimpatrio anche delle altre persone rimaste a Ceuta. Secondo Vivas, ogni giorno trascorso senza un intervento risolutivo allontana il ritorno alla normalità. Il presidente ha definito la situazione insostenibile e ha parlato di cittadini profondamente preoccupati, indignati e abbandonati, chiedendo a Madrid di superare, anche sul piano legislativo, gli eventuali ostacoli giuridici ai rimpatri.