Ceuta ha vissuto domenica 9 agosto una nuova giornata segnata dalle conseguenze della ingresso improvviso di migranti dal Marocco del 30 luglio scorso. La situazione dei minorenni non accompagnati, la pressione sulle risorse della città e lo scontro tra Spagna e Italia per i controlli di frontiera mantengono aperta una crisi che ha alimentato anche il confronto politico.
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Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, si è incontrato sabato con la ministra della Gioventù e dell’Infanzia, Sira Rego, arrivata nella città autonoma spagnola situata in Africa settentrionale per affrontare in particolare la situazione dei minorenni: il governo ne ha identificati 1.342, anche se restano ancora altri da registrare.
Dopo l’incontro, Vivas ha ribadito la propria posizione: "L’unica via d’uscita è il ritorno in Marocco, attraverso la frontiera del Tarajal", ha affermato. Il presidente di Ceuta ha descritto inoltre la situazione come "assolutamente insostenibile" e ha chiesto al governo di Madrid più mezzi e più forze di sicurezza.
Il ministero della Gioventù e dell’Infanzia, dal canto suo, ha posto l’accento sulla protezione dei minorenni e sostiene che ogni caso debba essere esaminato singolarmente. Rego ha difeso il ricongiungimento familiare "ogni volta che sia possibile", ma ha ricordato che "molti dei bambini e bambine migranti non accompagnati non hanno famiglia, quindi in questi casi le comunità autonome dovranno esercitare la tutela e garantire i loro diritti".









