La corte di San Francisco ha rigettato l'appello delle società, che dovranno ora affrontare le accuse di Stati, municipalità, distretti scolastici e utenti. Intanto parte il processo legato a un'altra causa depositata da 29 stati americani, secondo cui Meta ha violato le leggi sulla privacy raccogliendo dati su minori

Sono 3.300 i querelanti pronti a battersi nelle aule del tribunale di Oakland per dimostrare che Meta, Google, TikTok e Snap hanno volontariamente creato delle piattaforme che provocano dipendenza nei più giovani e conseguenti danni alla salute mentale. Stati, municipalità, distretti scolastici, famiglie e singoli utenti: la protesta collettiva contro i social media e il loro disinteresse nei confronti di ciò che succede a bambini e ragazzi che finiscono intrappolati nei loro algoritmi sembra ormai inarrestabile. Ci hanno provato, a fermarla: dopo che la giudice Yvonne Gonzalez Rogers, tra il 2023 e il 2024, ha dato il via libera a vagliare le tante cause che aveva raccolto in quello che viene ormai considerato un momento storico tanto quanto la battaglia contro l'industria del tabacco negli anni '90, i colossi della Silicon Valley hanno depositato un appello alla Corte di San Francisco. Contavano di evitare i processi sfruttando la sezione 230 del Communications Decency Act del 1996. Una legge federale che protegge i proprietari delle piattaforme internet dalla responsabilità di ciò che viene condiviso e diffuso dagli utenti. Con 24 pagine di motivazioni, la giudice Jacqueline Nguyen ha spiegato che questa legge non garantisce nessuna immunità totale. I processi si faranno.