“Che noia, che barba, che noia”. Viene alla mente il finale classico degli sketch con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, che richiamava il bisogno di spezzare la routine con le novità, spulciando i risultati di una ricerca che porta esattamente all'esito contrario. La routine, nella terza età, consente di non spezzare i ritmi che le lancette dell'orologio biologico hanno strutturato negli anni. e diventa un vero e proprio scudo protettivo per chi fa i conti con l'insonnia e (come conseguenza o causa scatenante del disturbo ipnico ma non solo) con depressione e dolore cronico. A rilanciare l'importanza di rispettare i ritmi circadiani è una ricerca condotta dagli esperti dell'Università del Missouri coordinata da Eunjin Tracy, pubblicata su Journal of Behavioral Medicine. Dallo studio emerge chiaramente come mantenere una routine costante giorno dopo giorno nel risveglio, negli appuntamenti con il cibo, nel lavoro e nel tempo dedicato a socializzare favorisce il benessere psicofisico, tanto che gli anziani attenti alla regolarità dei propri orari quotidiani avrebbero minor dolore fisico e meno segni di depressione, anche e soprattutto se soffrono d'insonnia.
Il valore dei bioritmi
Lo studio ha preso in esame la relazione tra le difficoltà del sonno con la salute e la qualità della vita, in 67 anziani sottoposti ad un questionario mirato. Poco più della metà di loro soffriva d'insonnia. L'analisi dei risultati ha permesso di cogliere uno schema ricorrente. Chi riusciva a rispettare tempi regolari giorno dopo giorno presentava un minor rischio di dolore ed umore cupo, indipendentemente dalla qualità del sonno. “Se manteniamo orari regolari per svegliarci, mangiare, lavorare o studiare, interagire con gli altri e andare a letto, questi segnali temporali aiutano a sincronizzare il nostro orologio biologico interno – commenta in una nota dell'Università Tracy -. A lungo termine, questo sembra essere collegato a migliori risultati in termini di salute”. Insomma. Le attività regolari forniscono segnali che aiutano a regolare il ritmo circadiano, il sistema di temporizzazione interno del corpo di 24 ore. Questo orologio biologico svolge un ruolo fondamentale nel sonno, nell'umore e in molti altri processi dell'organismo. “Quando regoliamo bene il nostro ritmo circadiano, il nostro corpo funziona bene, ma se viene troppo alterato, il nostro corpo non funziona bene – è il parere di Tracy”. E non solo, va detto, sul fronte del riposo notturno. Per questo il legame tra routine quotidiana e depressione va sempre tenuto presente. “Queste osservazioni confermano una volta di più quanto sia importante mantenere il ritmo circadiano regolare al di là del sonno, pensando anche alle condizioni dell'umore”, commenta Lino Nobili, Presidente dell'Accademia Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), e docente all'Università di Genova presso l'Irccs Gaslini.






