A quasi 100 anni dalla nascita di Oriana Fallaci il responsabile del suo lascito, il nipote Edoardo Perazzi, unitamente alla casa editrice Rizzoli danno alle stampe un importante volume dal titolo: Da grande farò la giornalista. 1947-1953: i primi passi al «Mattino dell’Italia centrale»; a cura di Giuseppe Fedi e Piero Meucci, con una Introduzione di Ferruccio de Bartoli (BUR Saggi, gennaio 2026, € 13,00). Non c’è dubbio che non sia un’impresa facile per Perazzi gestire il lascito teoretico di sua zia Oriana anche perché occorre sempre ben tenere distinti l’Oriana pensatrice e scrittrice dalla giornalista, con tutto quel suo bagaglio caratteriale e quel timbro di personalità che negli anni l’hanno resa unica e inimitabile. E chi meglio del Direttore Vittorio Feltri ha conosciuto così “fino in fondo” Oriana? Chi mai ha avuto l’ardire di tenere testa ad Oriana? O meglio, chi è riuscito ad avere l’ultima parola in una conversazione con lei o a farle cambiare idea? Chi è riuscito, come è accaduto al Direttore Feltri, ad ottenere la piena fiducia di Oriana?
Ad Oriana era permesso tutto! Oriana ha strutturato e “rafforzato” la sua personalità nel tempo, oppure è possibile che lei abbia solo affinato nel tempo le sue doti fino a divenire l’Oriana che tutti noi oggi conosciamo dai suoi scritti?






