Venti anni fa scompariva Oriana Fallaci, giornalista, inviata di guerra e scrittrice di successo. Ma, soprattutto, donna libera. Il ricordo di ex colleghi, ma non solo, nel convegno organizzato dalla Fondazione Einaudi presso la Sala Zuccari del Senato

Come tutte le personalità di forte carattere, c’è chi la odia e chi la ama. Chi ha divorato i suoi libri che hanno venduto oltre 20 milioni di copie e sono stati tradotti in 25 lingue e chi non riesce nemmeno a guardarne la copertina. Venti anni fa ci lasciava Oriana Fallaci: giornalista, inviata di guerra e scrittrice di successo, ma soprattutto donna libera. Dopo l’11 settembre Fallaci scrisse sul Corriere della Sera il celebre La rabbia e l’orgoglio con cui puntò il dito contro un processo di decadenza, a suo dire, in atto nella civiltà occidentale. Giovedì in Senato è andato in scena il primo di una serie di incontri che la Fondazione Einaudi promuove per ricordare la giornalista. “Oriana Fallaci”, ha detto il segretario generale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini, che ha moderato il dibattito, “non è stata solo una grande giornalista, ma anche un profeta perché ha costretto le coscienze occidentali, le opinioni pubbliche, le élite come le masse a riflettere sul tema della compatibilità dell’Islam con i valori democratici e liberali che, almeno fino ad oggi, hanno retto l’Occidente”.