La proprietà di Spin Time interviene sull’emergenza abitativa degli ex occupanti. Investire Sgr, proprietaria dello stabile di via di Santa Croce in Gerusalemme 55, ha annunciato un contributo da 500mila euro al Comune di Roma per contribuire alle spese necessarie a trovare sistemazioni temporanee alle persone costrette a lasciare l’edificio dopo l’incendio dello scorso 29 luglio. Il contributo, spiega la società, "sarà messo a disposizione di Roma Capitale mediante delegazione di pagamento, contribuendo così alle spese necessarie per il reperimento di soluzioni alloggiative temporanee". Sarà il Campidoglio a individuare strutture e servizi e a gestire le relative procedure, mentre Investire Sgr effettuerà direttamente i pagamenti entro il limite dei 500mila euro.L’annuncio di Investire Sgr arriva dopo il fallimento della trattativa con Roma Capitale per consentire un ritorno progressivo nell’edificio. Il Comune aveva proposto di prendere inizialmente in affitto lo stabile, procedere alla messa in sicurezza e permettere il rientro graduale di circa 120 persone, in vista di un possibile acquisto. La proprietà aveva respinto l’ipotesi, sostenendo che l’utilizzo dell’immobile prima della vendita avrebbe esposto "la società e i suoi amministratori a rilevanti responsabilità civili e penali" per le condizioni di manutenzione e sicurezza dell’edificio.Nel frattempo prosegue il lavoro di ricollocazione delle circa 400 persone che vivevano a Spin Time. La proprietà indica anche un criterio per l'utilizzo delle risorse: "Saranno privilegiate, per quanto possibile, le strutture situate nel quartiere Esquilino così da tutelare - aggiungono i proprietari - in particolare le situazioni di maggiore fragilità e favorire la continuità scolastica ed educativa dei minori, preservando il radicamento territoriale dei nuclei interessati".Proprio la distanza delle prime sistemazioni individuate era stata uno dei nodi sollevati dagli attivisti. Ieri, 11 agosto, risultavano ricollocate 121 persone, molte delle quali lontano dall’Esquilino: delle sette strutture individuate, secondo Spin Time, tre erano fuori dal Grande raccordo anulare. Circa 150 persone risultavano invece ancora accampate davanti allo stabile, comprese alcune persone anziane e bambini.Resta quindi aperta la questione di una soluzione definitiva. Appena ieri, Koldo Casla, relatore speciale dell’Onu sul diritto all’abitare, aveva chiesto alle autorità italiane di trovare "una soluzione abitativa a lungo termine per questa comunità", sottolineando come le sistemazioni temporanee non possano trasformarsi in una risposta permanente.