Una ritorsione dettata solo da «esigenze partitiche e elettorali». Il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares, per la prima volta a Ceuta, torna ad attaccare il governo italiano che, dopo l’ingresso di massa di oltre 70.000 persone dal Marocco il 30 e 31 luglio, ha sigillato le frontiere con controlli sulle navi e sugli aerei in arrivo dalla Spagna provocando la contro-decisione analoga di Madrid. Una sospensione di Schengen «temporanea», auspica la commissione europea convinta che, se si riveleranno infondati gli allarmi su una nuova invasione dal Marocco, «la situazione generale tornerà alla normalità». Roma per ora mantiene la linea dura, decisa a non cambiare decisione almeno fino a ferragosto.Giovedì il comitato Schengen ha convocato in audizione a San Macuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il quale ribadirà la preoccupazione che ha spinto il governo a 'chiuderè le frontiere con la Spagna e ad aprire il durissimo scontro diplomatico con Madrid. Una decisione che, però, ribadiscono dal Viminale, potrà essere revocata quando la minaccia rientrerà. E’ lo stesso Matteo Salvini a far capire, pur con toni polemici, che dopo il 15 agosto tutto potrebbe tornare alla normalità anche per favorire il flusso di turisti da e per la Spagna: «Diversi servizi segreti, non la politica, dicono che l’allarme a Ceuta non è finito. Vediamo se sarà un allarme che si verificherà, ma spero di no. Quindi arriviamo alla metà di agosto e vediamo se Sanchez riuscirà a difendere i suoi confini, ma non con le boe, perché è una presa in giro».Ma anche se la sospensione di Schengen rientrerà, sarà molto più lunga ricucire la tensione tra Roma e Madrid, segnata dalla profonda distanza ideologica tra i due governi agli antipodi anche sulle politiche migratorie. Sanchez è convinto che Giorgia Meloni sfrutti la crisi di Ceuta per contrastare le crepe interne e arginare l’ascesa di Vannacci. E oggi Albares accusa senza giri di parole: «L'atteggiamento dell’Italia non è stato di solidarietà e sostegno, come invece la stragrande maggioranza dei paesi dell’Unione Europea», bensì di «probabile risposta a interessi di parte» e «esigenze elettorali interne». Altro che invasione di migranti in Spagna, incalza, l’Italia «registra un numero maggiore di ingressi irregolari rispetto alla Spagna" mentre sono «minimi» i movimenti secondari di migranti irregolari dalla Spagna all’Italia, «sotto l’1%», sostiene Albares. Una settimana dopo la riunione dei ministri degli Interni dell’Ue, in cui la Spagna ha chiesto solidarietà ai suoi partner europei, il ministro spagnolo invia un messaggio rassicurante: "Nessuno ha lasciato la città per la penisola, né potrà farlo». E proprio per scoraggiare nuovi arrivi in massa dal Marocco, lancia un appello accorato che è anche un avvertimento: «Non rischiate la vita, i vostri soldi e il vostro futuro in un’avventura senza speranza. Chiunque entri a Ceuta o Melilla in modo irregolare verrà rimpatriato». Così come torneranno in Marocco i magrebini che ancora sono nell’exclave, diecimila secondo una stima del presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, circa duemila persone, invece, per le autorità spagnole. «Ceuta ha subito e continua a subire un’invasione», si è lamentato Vivas nell’incontro con il ministro degli esteri, pur ammettendo che «il Marocco è disposto a facilitare il ritorno di queste persone, sia adulti che minori». In realtà il processo di rimpatrio soprattutto dei minori non può essere avviato immediatamente senza seguire una procedura che garantisca il giusto processo. Tra coloro che sono entrati illegalmente, alcuni provengono da paesi in guerra o vittime di altre forme di violenza e potrebbero chiedere asilo, e tale diritto deve essere garantito. Ci sono poi i minori marocchini, che devono comparire davanti alla Procura della Repubblica per dimostrare che le condizioni nel loro Paese e all’interno delle loro famiglie sono idonee a un’infanzia dignitosa: che non vi siano, ad esempio, situazioni di estrema povertà o abusi.
Nuovo attacco di Madrid a Roma: "Su Ceuta logiche elettorali"
Albares: "Rimpatrio per gli arrivi". Salvini: "Il 15 vediamo se Sanchez difenderà i confini"











