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Dopo l'invasione migratoria di Ceuta avvenuta lo scorso 1° agosto, l'Italia aveva temporaneamente sospeso il trattato Schengen con Madrid e innalzato il livello di sicurezza all'ingresso del paese. Secondo il governo spagnolo, che dal primo momento non ha gradito la scelta di Roma, questa misura starebbe "compromettendo la mobilità di migliaia di passeggeri e generando incertezza giuridica in pieno periodo estivo".

Oggi il presidente Sanchez ha chiesto all'Italia di rettificare la sua decisione e porre fine ai controlli sulla circolazione dei viaggiatori. Una minaccia, più che una richiesta: "Se non lo farà prima di domenica 9 agosto, la Spagna si vedrà obbligata ad adottare misure proporzionali per proteggere gli interessi e la dignità dei propri cittadini". Una ripicca, che vorrebbe equiparare uno Stato nel pieno di una crisi migratoria a uno che ha alzato il livello di sicurezza e, assieme ad altri 22 paesi, ha chiesto un tavolo congiunto per affrontare il problema.

"Sulla sospensione di Schengen siamo stati molto criticati, perché evidentemente non si può fare contro un governo socialista - ha incalzato Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, intervenendo sul tema Schengen - In questo momento sono almeno una decina di Paesi in Europa che praticano in costanza adesso questa misura, la Germania, la Francia nei nostri confronti ai confini di Ventimiglia e lo stiamo praticando noi al confine con la Slovenia, con dei risultati positivi". Il titolare del Viminale ha ricordato la solidarietà fornita dall'Italia alla Spagna, per poi ribadire: "Tuteliamo gli interessi della nostra nazione e la sicurezza nazionale".