A Ceuta doveva essere tornata la normalità. E invece il presidente dell’enclave, Juan Jesús Vivas Lara, ieri ha dichiarato che, in città, si trovano ancora 10.000 stranieri. Protagonisti di quella che ha definito, senza eufemismi, «invasione». Il sindaco ha denunciato una situazione «insostenibile», tale da provocare, negli abitanti, un senso di «indignazione, preoccupazione e abbandono».
L’incontro con il ministro iberico degli Esteri, José Manuel Albares, giunto in visita a Ceuta, secondo Vivas Lara, ha però portato «buone notizie».
Intanto, l’impegno del governo a trasmettere un messaggio chiaro: che «l’unica via d’uscita per le persone che sono arrivate è l’espulsione, sia per gli adulti che per i minori», così che «tutti smettano di sperare che venendo a Ceuta otterranno ciò che vogliono»; poi, la rassicurazione che «il Marocco è disposto a facilitare il rimpatrio di queste persone».
Albares, tuttavia, non avrebbe offerto «garanzie sui tempi»; così, il presidente dell’enclave l’ha esortato ad approntare «i meccanismi» e le «iniziative legislative» utili a concludere le espulsioni «nel minor tempo possibile».
A Ceuta resta l’emergenza sanitaria














