di
Marco Imarisio
Nikolaj Rybakov dopo la messa al bando della sua formazione: «Putin cancella chi vuole un altro futuro»
«Tutto l’asfalto intorno al palazzo della Corte suprema era ricoperto di scritte: libertà, Jabloko, pace. Quest’ultima parola era scritta in molte lingue del mondo, perché la si potesse comprendere non solo in Russia. E ho intuito che anche il giudice lo aveva notato. L’aula era piena, e gli slogan da fuori, e le grida “vergogna” si sentivano bene».
L’ultima volta che avevamo incontrato Nikolaj Rybakov, presidente di Jabloko, l’unico partito russo dichiaratamente pacifista, era appena tornato dal tribunale, dove un giudice aveva confermato il carcere preventivo per il suo segretario moscovita, accusato di aver diffuso «notizie false» che screditavano l’esercito russo. L’ispiratore del nuovo corso, decisamente più impegnato e meno avvezzo ai compromessi dei vecchi dirigenti, è un economista con una faccia da ragazzo che rivela meno dei suoi 47 anni. Adesso che una sentenza ha quasi del tutto escluso Jabloko dalle prossime elezioni parlamentari, è doveroso chiedergli quali sono il peso e il senso di questa decisione. «Al momento non significa nulla. Continuiamo a svolgere la nostra campagna e ci prepariamo a fare appello. Non abbiamo neppure il testo del verdetto, non sappiamo quali argomenti contro di noi sono stati ritenuti validi dalla Corte».











