Un messaggio chiaro e trasversale, a una manciata di mesi dalle prossime elezioni: la denatalità non può essere ridotta a terreno di scontro ideologico né affrontata con interventi episodici. Muove da questa premessa il Manifesto Fertilità 2030 dell’Associazione Italiana Fertilità (AIFe), presentato alla Camera dei deputati per consegnare alla politica una piattaforma su prevenzione, accesso alle cure e sostegno alla genitorialità. La base di partenza sono i numeri. Nel 2024 in Italia sono nati 369.944 bambini, quasi diecimila in meno rispetto all’anno precedente, mentre il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18. Parallelamente cresce il peso della medicina della riproduzione: secondo l’ultima relazione del ministero della Salute, riferita al 2023, sono stati 17.235 i bambini nati vivi grazie alla procreazione medicalmente assistita. È dentro questa forbice che AIFe chiede un cambio di prospettiva: non intervenire soltanto quando l’infertilità è conclamata, ma considerare la salute riproduttiva una questione di sanità pubblica.

Il documento si articola su tre direttrici. La prima è la prevenzione: aumentare la consapevolezza tra adolescenti e giovani adulti, perché il tempo biologico spesso non coincide con quello degli studi, del lavoro e della stabilità economica. Significa informare sull’impatto di patologie come endometriosi e varicocele, ma anche favorire diagnosi precoci, screening e percorsi di preservazione della fertilità. «Nessuno vuole dire alle donne quando debbano avere figli – precisa Dario Ginefra, segretario generale AIFe - L’obiettivo è metterle nelle condizioni di scegliere davvero e con maggiore consapevolezza».