Con 370.000 nati nel 2024 e una curva demografica che scricchiola sotto il peso di un inverno demografico ormai cronico, l’Italia non può più permettersi di trattare la fertilità come una questione privata. L’Associazione italiana fertilità (AIFe) ha lanciato a Montecitorio per il suo primo Congresso nazionale il Manifesto Fertilità 2030: una proposta per integrare stabilmente la salute riproduttiva nelle politiche di sanità pubblica.

Il Manifesto delinea una strategia di sistema che mette finalmente in rete prevenzione, diagnosi precoce, preservazione del potenziale riproduttivo e politiche di welfare. Il punto di partenza è un dato ormai strutturale: nel 2024, su circa 370 mila bambini nati in Italia, 17.660 sono venuti al mondo grazie alla Procreazione medicalmente assistita, pari al 4,8% del totale, quasi uno su venti.

«Dobbiamo spostare l’attenzione dalla sola gestione dell’infertilità conclamata alla tutela precoce della salute riproduttiva - dichiara Laura Rienzi, Presidente di AIFe -. La fertilità deve entrare stabilmente nelle politiche pubbliche. Informare prima, riconoscere tempestivamente i fattori di rischio e ridurre i ritardi nell’accesso alle cure significa offrire alle persone maggiori possibilità di scelta e permettere alla medicina della riproduzione di offrire risposte più tempestive e appropriate, senza presentarla come l’unica soluzione alla denatalità».