La tenaglia di Teheran sugli stretti è ormai una realtà. Da una parte c'è Hormuz, dove continua il doppio blocco navale americano e iraniano. Dall'altra parte, Bab el-Mandeb, che unisce il Mar Rosso al Golfo di Aden. Ieri, gli Houthi hanno lanciato i loro missili dalle coste dello Yemen colpendo un cargo, la Tihamah, e uccidendo sei membri dell'equipaggio. Dal gruppo sciita non è arrivata un'immediata rivendicazione dell'attacco. Ma non è un mistero che la milizia, sostenuta dall'Iran, sfrutti la rotta di Bab el-Mandeb come leva nei confronti delle potenze mediorientali. Il blocco navale contro le imbarcazioni legate all'Arabia Saudita è attivo da settimane. E la preoccupazione della comunità internazionale è doppia.
LA DIPLOMAZIA Da un lato c'è il timore che crolli definitivamente la tregua in Yemen e riprenda una guerra che coinvolgerebbe anche i sauditi, che supportano il governo centrale. Dall'altro lato, la preoccupazione è legata al desiderio dell'Iran di strozzare contemporaneamente i due corridoi marittimi imponendo alti costi all'economia globale. La Repubblica islamica ha mostrato di non volere cedere su Hormuz. Ma anche gli Stati Uniti hanno deciso di non trattare al ribasso. Ieri il Wall Street Journal ha riferito che un elicottero militare americano ha aperto il fuoco contro una nave battente bandiera panamense che aveva tentato di violare il blocco di Washington. Per il Wsj, l'equipaggio aveva ignorato gli avvertimenti delle forze Usa. Ed è la conferma di come la tensione resti alta. Il presidente Donald Trump finora ha fermato i piani per una nuova ondata di raid preferendo la pressione economica.Per il tycoon, l'economia iraniana è «un disastro», si è definito «il loro banchiere» e ha anche detto che Hormuz è «completamente aperto». Ma intanto, la diplomazia prova ad accelerare sul negoziato. Majed bin Mohammed al-Ansari, consigliere del primo ministro e portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, ha detto che i colloqui tra Iran e Oman sono in una fase «critica» e spera che Hormuz sia riaperto «il prima possibile». Il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ai microfoni di Bloomberg ha dichiarato che anche Usa e Iran sono vicini a un accordo. Il suo collega dell'Interno, Mohsin Naqvi, ha incontrato a Teheran il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per fare il punto sulle trattative. Araghchi, dal canto suo, ha provocato Trump dicendo che aveva «implorato per i negoziati». E in questo muro contro muro, il Pentagono deve anche fare i conti con la situazione della Uss Abraham Lincoln. Come riportato da Ms Now, i familiari dei 5 mila militari a bordo della portaerei hanno denunciato le pessime condizioni dei loro cari, tra turni estenuanti e carenza di alcuni beni essenziali e di cibo.E questa, per The Donald, è una nuova tegola sul piano bellico dopo avere subito le critiche sull'esaurimento delle scorte di missili. La partita, per la Casa Bianca, è difficile. Anche perché i temi sul tavolo sono molti in un Medio Oriente in piena fase di ebollizione. Ieri, sulla tv di Stato siriana, è stata letta la sentenza di condanna a morte (in contumacia) per l'ex leader Bashar al-Assad, suo fratello Maher e il cugino Atif Najib. Assad, scappato a Mosca prima che Ahmed al Sharaa prendesse Damasco, è accusato di crimini di guerra e contro l'umanità. La Siria ha già ottenuto un primo accordo con la Russia per il passaggio di consegne con le delle basi di Hmeimim e Tartus. Ma questa condanna è un ulteriore avvertimento nei riguardi del "protetto" di Vladimir Putin. IL DOSSIER Al di là del confine, intanto, rimane caldo il dossier Libano. Ieri il parlamento di Beirut ha votato per abolire la pena di morte, che sarà sostituita con l'ergastolo e i lavori forzati. Per il Paese e per il mondo arabo si tratta di un passo storico, salutato come «una bellissima notizia» anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Mentre continua la sfida più difficile: quella dell'accordo tra Libano e Israele sul destino del sud del Paese dei cedri. Gli Usa hanno annunciato un nuovo round di colloqui a Roma a inizio settembre.











