di Alberto MattioliSALISBURGOEcco uno spettacolo che rinfocolerà le solite stucchevoli diatribe sulla messinscena dell’opera, l’eterno derby fra regie “tradizionali” e “moderne” (per inciso, sarebbe più interessante e meno noioso scannarsi sul fatto se siano belle o brutte). E, poiché lo fanno a Salisburgo, il festival più scintillante della musica “colta” internazionale, la polemica raddoppia.

Si tratta di Ariadne auf Naxos di Richard Strauss (1916) che il regista Ersan Mondtag ambienta su una base spaziale. La festa dell’uomo più ricco di Vienna al quale, per disgrazia del Compositore, viene il capriccio di frullare insieme l’opera seria su Arianna abbandonata e la farsa delle maschere italiane, diventa un “cosmic gala” in un imprecisato pianeta: Nasso su Marte.

La tesi è che, esattamente come Strauss e il suo meraviglioso librettista Hugo von Hofmannsthal si baloccavano con il Settecento in piena Prima guerra mondiale, così oggi l’opera con relativo banchetto e fuochi d’artificio è il giocattolo di qualche Paperone fuggito dal disordine mondiale per approdare a una privacy planetaria.

Il Prologo è anche divertente, in un’estetica che ricorda i film fantascientifici degli anni Sessanta e Settanta, tipo Barbarella, fra una gran via vai di navi spaziali fuori dalle finestre con vista sul sistema solare. Con l’opera le cose si complicano: i quattro ballerini anche bravi sono però purtroppo onnipresenti; Zerbinetta, la capocomica italiana, spiega che perso un uomo se ne trova un altro non ad Arianna come da libretto ma al Compositore, un mezzosoprano en travesti che però in questo caso diventa effettivamente una donna con tanto di bacio lesbo a Zerbinetta, mentre le maschere mimano atti sessuali con i sullodati ballerini, e bonjour finesse.