HomeEconomiaL’inflazione ora è geopolitica. E mette a rischio la democraziaViaggi, istruzione e possibilità di curarsi potrebbero tornare a essere prerogativa di una minoranza. Il consumatore globale, figura simbolica degli ultimi decenni, lascia spazio a un cittadino più poveroViaggi, istruzione e la possibilità di curarsi potrebbero tornare a essere appannaggio di una minoranzaRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 12 agosto 2026 – Per oltre trent’anni l’Europa ha creduto che la stabilità dei prezzi fosse un fatto quasi naturale. L’euro era nato anche per questo: sottrarre la moneta alle tentazioni della politica nazionale, sterilizzare l’inflazione, garantire alle famiglie e alle imprese un orizzonte di prevedibilità. La promessa implicita era semplice: salari non necessariamente elevati, ma protetti nel loro valore reale; risparmi non divorati; consumi accessibili; una moderata prosperità distribuita nel tempo. Quella promessa oggi si è incrinata. Non perché la Banca centrale europea abbia improvvisamente rinunciato al proprio mandato, né perché il denaro abbia cessato di avere un costo. Il punto è che l’inflazione contemporanea non nasce soltanto da un eccesso di domanda o da una politica monetaria troppo espansiva, ma è l’effetto cumulativo di guerre, crisi energetiche, frammentazione delle catene globali del valore, protezionismo e dazi. È un’inflazione geopolitica, prima ancora che monetaria. La Bce può raffreddare il credito e contenere le aspettative; non può però produrre gas, riaprire il Mar Rosso, disinnescare i conflitti o restituire all’economia mondiale quella fiducia che aveva reso possibile la grande stagione della globalizzazione. In altre parole, può curare alcuni sintomi, ma non dispone degli strumenti per eliminare tutte le cause di una crescita dei prezzi che deriva dall’offerta più che dalla domanda.