Milano, 12 agosto 2026 – Un tunnel lungo sei metri e con un diametro irregolare da 70 a 90 centimetri. Scavato sottoterra per conquistare un accesso privilegiato al caveau della banca passando dalle fogne. I dipendenti tenuti in ostaggio per più di un’ora, minacciati con una pistola, mentre cento cassette di sicurezza venivano aperte (e la metà svuotate). Infine la fuga con un bottino a sette zeri: le stime ufficiose parlano di una cifra vicina ai dieci milioni di euro. Dieci come gli anni esatti dal giorno in cui la “banda del buco“ colpì alla Banca Popolare di Novara di Porta Venezia. Per la prima volta con queste modalità all’ombra della Madonnina. I rapinatori non sono mai stati rintracciati, svaniti nei cunicoli sotterranei e riemersi chissà dove.

La devastazione lasciata all'interno del caveau blindato della banca

Svaniti nel nulla

Svaniti nella rete che corre sotto Milano e che hanno imparato a conoscere come le loro tasche in un mese di sopralluoghi e preparativi con gruppi elettrogeni e passerelle di legno. Dal 2016 a oggi, le immagini immortalate dalle telecamere interne e gli oggetti sequestrati, tra cui una vanga con manico in legno raccolta nelle fogne in via Rosolino Pilo, a poche decine di metri di distanza, non hanno portato a nomi e volti. Così come le indagini serrate dei carabinieri del Nucleo investigativo e della Compagnia Monforte, che hanno a lungo scandagliato piste e vivisezionato indizi.