di
Pierpaolo Lio
Il 12 agosto 2016 la Banca popolare di Novara di viale Regina Giovanna viene svaligiata da quattro rapinatori entrati nei locali dalle fognature: via almeno 10 milioni di euro. Le maschere di silicone, gli ostaggi, la fretta: per la prima volta ricostruiti i loro movimenti. Erano scesi nelle fogne da via Spallanzani
Al caldo (non ancora così torrido, in verità) di un 12 agosto, quei quattro non potrebbero stonare di più. Sono troppo coperti. Uno sfoggia camicia e giacca. Gli altri, però, indossano stivaloni di gomma, pesanti pantaloni da lavoro, mantelle impermeabili, guanti. E sono tutti sporchi di calcinacci e fango. E puzzano. Di sudore, di escrementi, di fogna. Non hanno mai avuto, nemmeno per un secondo, l’intenzione di mimetizzarsi con la danarosa clientela che potrebbe frequentare il caveau della banca in uno dei quartieri più chic di Milano, in cui però mostrano di muoversi con discreta nonchalance. Sarebbe stato comunque inutile. La stanza blindata, a parte per la loro presenza, in quel momento è vuota: non potrebbe essere altrimenti, visto che ancora non è scattato l’orario di apertura. Le telecamere a circuito chiuso li riprendono nitidamente. Spuntano d’improvviso da dietro la porta socchiusa dello sgabuzzino che sta di fronte al caveau, nel seminterrato dell’istituto. Proprio là dove volevano sbucare. Capelli (posticci) in ordine. E lineamenti del volto distesi, inespressivi come solo la plastica sa renderli. Sono pallide maschere di silicone a guardare negli occhi i dipendenti presi di sorpresa e in ostaggio.







