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Era da poco passato mezzogiorno, quando passando in moto da piazza Medaglie d'oro ho notato un uomo armato che sbirciava dalle finestre di una banca. Era il 16 aprile e la rapina al Credit Agricole era appena iniziata. L'uomo armato era un carabiniere della compagnia Vomero, il primo a giungere sul posto, armato di pistola d'ordinanza e giubotto antiproiettile appena estratto dal bagagliaio della gazzella. All'interno della banca, tre rapinatori armati di pistole sceniche tenevano in ostaggio 25 tra correntisti e dipendenti.

Dopo 15 minuti sono arrivate le API, acronimo di Aliquote di Primo Intervento, reparti speciali dei Carabinieri antiterrorismo, equipaggiati con fucili d'assalto, scudi e caschi. Si crea un perimetro di sicurezza attorno alla banca, mentre la piazza si riempie di uomini in divisa, volanti e centinaia di persone. Il Credit Agricole si trova al piano terra di un condominio, tutto intorno negozi, bar, farmacie, ingressi della metro collinare e tutto ciò che si trova di solito in un quartiere altamente residenziale all'ora di punta di un giorno feriale. In un contesto del genere, uno scontro a fuoco potrebbe essere fatale. Sopra e sotto e la porta interbloccata Se siete mai entrati in una banca, lo avrete sicuramente fatto attraverso una porta interbloccata: quella classica doppia porta di vetro a bussola che si attiva solamente quando la guardia preme il pulsante, un'area di transito chiusa, spesso dotata di metal detector, per controllare le persone che entrano e proteggere i locali. Quel giorno la porta interbloccata funzionava perfettamente, ma i ladri l'hanno semplicemente bypassata, sfruttando una falla nel sistema di sicurezza: entrando cioè da una stanza adiacente, quella dei bancomat, dove per accedere basta permere il pulsante che attiva le porte scorrevoli.