Gli esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia della sede di Catania hanno incrociato i dati sulla lunga eruzione che sta causando pesanti disagi a chi deve "volare", ma sta regalando spettacoli di fuoco indimenticabili. L'Ingv ha quindi scattato una fotografia generale su quello che sta avvenendo in area sommitale. Dicasi all'altezza della Voragine.

Un'analisi inoltre che mette in luce l'importanza di studiare, monitorare e analizzare il vulcano più alto d'Europa. La settimana in esame - annota l'Ingv - ha segnato per l’Etna una fase di drastica transizione energetica, spostando bruscamente l'equilibrio del sistema da un regime di degassamento ordinario a una dinamica parossistica sostenuta. In questi scenari, l'importanza strategica del monitoraggio integrato - che combina la videosorveglianza termica H24 con l'analisi dei parametri strumentali - risiede nella capacità di discriminare tempestivamente tra la normale attività di fondo e la risalita di volumi magmatici critici. Il baricentro dei fenomeni si è stabilmente attestato presso il Cratere Voragine (VOR), che a partire dal 6 agosto è passato da emissioni discontinue di cenere a un'attività stromboliana in rapida escalation. Questo processo è culminato nella notte tra il 6 e il 7 agosto con una fontana di lava ad alta energia. Mentre il Cratere di Nord-Est (CNE) è rimasto interessato da attività esplosiva intra-craterica, i crateri Bocca Nuova (BN) e Sud-Est (CSE) hanno mostrato un degassamento variabile, confermando la centralizzazione dell'energia magmatica nel condotto centrale.