L’attività eruttiva dell’Etna ha subito una nuova e marcata impennata. L’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) segnala il perdurare di un’intensa attività esplosiva alla Voragine, scandita da un’alternanza di fasi più energiche e momenti a minore intensità.
Il fenomeno è alimentato da almeno tre aperture attive situate tra la Voragine e il Cratere di Sud-Est. Il quadro rimane estremamente dinamico anche sui fianchi del vulcano, dove si registrano nuove linee eruttive.
La bocca apertasi il 7 in Valle del Leone, a un’altitudine di circa 2.750 metri, continua a nutrire un articolato campo lavico: il fronte attivo, dopo aver oltrepassato Monte Simone, si è attestato attorno a quota 1.850 metri alle 10:30.
Poco prima, alle 09:28 di oggi, si è improvvisamente aperta una nuova frattura in Valle del Bove, nei pressi di Monte Rittmann, a circa 2.360 metri di elevazione. La nascita di questa fessura è stata accompagnata dal cedimento e dalla rapida mobilitazione di materiale incoerente, che ha generato due modesti flussi piroclastici. Il campo lavico associato ha spinto il fronte più avanzato fino a quota 2.100 metri intorno alle 11:00.
I parametri strumentali confermano lo stato di marcata agitazione del vulcano. Il tremore sismico resta stabile su valori elevati ed è localizzato in corrispondenza del cratere della Voragine, a circa 3.000 metri s.l.m. Nella medesima area sommitale si osserva anche un lieve incremento sia nel numero sia nell’energia degli eventi infrasonici.










